
"Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge" art. 32 II co. Cost.
"L'autorità giudiziaria deve immediatamente arrestare i responsabili dell'omicidio di Welby" Luca Volontè
Eccovi un esponente di spicco dell'autentica estrema destra italiana, senza la quale la CDL, al di là delle formule nominalistiche, è sicuramente assai più "centrista e liberale", non un semplice energumeno, ma un vero proprio "bestione vichiano", le cui doti intellettuali e culturali ho avuto modo di apprezzare nel tempo: pensate che dichiara di ispirarsi al cattolicesimo liberale... povero Bastiat, viene da dire. Dunque, il medico Riccio dovrebbe essere arrestato per aver aderito alla richiesta di un maggiorenne capace di intendere e di volere di interrompere una terapia previa forte sedazione, la quale richiesta altro non è che l'esercizio di un diritto soggettivo, come tale riconosciuto dalla Procura di Roma e, em... emm.. persino dal giudice Angela Salvo (bontà sua) che ha solo rigettato l'azione tendente ad ottenere un titolo esecutivo nei confronti dei medici curanti, per ritenuta carenza di giustiziabilità in concreto, a causa della mancanza di norme legislative di dettaglio - scelta discutibile, in linea con una visione arcaica del diritto italiano, risalente agli anni 50, quando taluni ritenevano che nessuna norme costituzionale fosse self-executive, immediatamente precettiva, e capace di attribuire diritti valevoli nei rapporti interprivati, ma solo di costituire un vincolo a carico del legislatore ordinario: così si spiega il buffo riconoscimento solo teorico del diritto a rifiutare, e quindi a interrompere cure mediche - in questo caso una terapia meccanica - subito liquidato come non concretamente giustiziabile in mancanza di norme legislative di esecuzione costituzionale: orientamento pilatesco e statalista affetto dall'ossessivo bisogno di norme legislative di fonte parlamentare - ma la stessa Salvo, lo ripeto, ha dichiarato tale diritto perfettamente sussistente nel nostro ordinamento. Al contrario, si può dire che finalmente è cessato lo scandalo di un paziente che, impossibilitato a sottrarsi a cure indesiderate, a differenza di chiunque di noi, ad esempio con il semplice abbandono di una sede ospedaliera anche senza il consenso dei medici curanti, come spesso avviene, è stato sottoposto a trattamento sanitario de facto obbligatorio, senza base legale, in spregio dei suoi diritti individuali e di un preciso disposto della Costituzione, fatto che astrattamente configurerebbe addirittura il reato di violenza privata. La procura di Roma farà forse un' indagine conoscitiva per stabilire la precisa meccanica degli eventi, ma escludo che possa incriminare chicchessia avendo riconosciuto il diritto di interrompere una terapia indesiderata: forse l'energumeno di cui sopra si riferiva alle guardie svizzere...
Taccio dello squallido unverso mentale dell'altro corno dell'illiberalismo cattolico, il desolante ministro catto-comunista della sanità L. Turco, che non ha trovato di meglio che rivolgersi ad un ente burocratico per definire un concetto oggettivo di accanimento terapeutico senza mai esser sfiorata, anche nei dibattiti televisivi, dall'illuminazione della primazia della volontà del paziente , visto che il concetto di accanimento può venire in rilievo al massimo solo nei casi di totale incoscienza o incapacità del soggetto sulla cui vita bisogna decidere - altrimenti, paradossalmente, bisognerebbe in base ad un paramentro oggettivo staccare le macchine anche ad una persona che non lo desidera perché vuole vivere fino all'ultimo istante? - e finisco lasciando la parola ad un fior di liberale cattolico - esistono - inflessibile contro l'eutanasia, in coerenza alle sue convinzioni, (tanto per chiarire che qui di eutanasia non si tratta, come dovrebbe essere chiaro a chiunque sia dotato di un minimo di intelletto raziocinante) ma che inquadra perfettamente il problema senza le contorsioni dialettiche, magistralmente definite come "bispensiero orwelliano" da LF, di gente come Baget Bozzo o E. Roccella ("Libertà è schiavitù" e viceversa, di fatto cavallo di battaglia retorico del cd. pensiero critico no global, a cui la nostra ultima purtroppo spesso attinge per esibire patenti "progressive-chic" e parare le accuse di oscurantismo ("Anche Vandana Shiva la pensa come me sulla genetica!", come se fosse un merito: guardatevi da chi usa aggettivi come "falso" "vero" "sano" per connotare il sostantivo "Libertà"...)
Cito prima il brano di un intervista a E. Severino per consentire la comprensione del riferimento contenuto nella successiva:
Taccio dello squallido unverso mentale dell'altro corno dell'illiberalismo cattolico, il desolante ministro catto-comunista della sanità L. Turco, che non ha trovato di meglio che rivolgersi ad un ente burocratico per definire un concetto oggettivo di accanimento terapeutico senza mai esser sfiorata, anche nei dibattiti televisivi, dall'illuminazione della primazia della volontà del paziente , visto che il concetto di accanimento può venire in rilievo al massimo solo nei casi di totale incoscienza o incapacità del soggetto sulla cui vita bisogna decidere - altrimenti, paradossalmente, bisognerebbe in base ad un paramentro oggettivo staccare le macchine anche ad una persona che non lo desidera perché vuole vivere fino all'ultimo istante? - e finisco lasciando la parola ad un fior di liberale cattolico - esistono - inflessibile contro l'eutanasia, in coerenza alle sue convinzioni, (tanto per chiarire che qui di eutanasia non si tratta, come dovrebbe essere chiaro a chiunque sia dotato di un minimo di intelletto raziocinante) ma che inquadra perfettamente il problema senza le contorsioni dialettiche, magistralmente definite come "bispensiero orwelliano" da LF, di gente come Baget Bozzo o E. Roccella ("Libertà è schiavitù" e viceversa, di fatto cavallo di battaglia retorico del cd. pensiero critico no global, a cui la nostra ultima purtroppo spesso attinge per esibire patenti "progressive-chic" e parare le accuse di oscurantismo ("Anche Vandana Shiva la pensa come me sulla genetica!", come se fosse un merito: guardatevi da chi usa aggettivi come "falso" "vero" "sano" per connotare il sostantivo "Libertà"...)
Cito prima il brano di un intervista a E. Severino per consentire la comprensione del riferimento contenuto nella successiva:
«Io sono per la libertà di scelta. Sono convinto che già oggi, se entro in un ospedale e chiedo di non essere oggetto di accanimento terapeutico, trovo ascolto. Certo, se non ho questa fortuna ma le gambe mi funzionano, me ne vado altrove. La tragedia è quando le gambe non mi funzionano». Emanuele Severino, fonte Corriere della Sera.
«Sono d' accordo con quanto diceva Don Verzé, per lo più l'eutanasia è un falso problema, una battaglia tra massimalismi opposti che diventa immediatamente ideologica e ci vieta la strada verso soluzioni ragionevoli. E questo è uno dei casi in cui la cosa è più evidente...». Roberto Mordacci, 41 anni, docente di Filosofia morale all' università San Raffaele di don Luigi Verzé, è autore tra l' altro di Una introduzione alle teorie morali. Confronto con la bioetica (Feltrinelli). Su Welby lo dice subito: «Le posizioni dei radicali sono fuorvianti e ideologiche. Qui non si tratta di eutanasia. E non è una legalizzazione dell' eutanasia ciò di cui hanno bisogno i malati come lui e la nostra cultura». E allora cos' è, professore? "Anzitutto si tratta di applicare ciò che sulla carta è già sancito all' articolo 32 della Costituzione, "nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario". Nessun paziente può essere sottoposto a una cura che egli rifiuta e che giudica essere un accanimento terapeutico nei suoi confronti. È un principio che non viene rispettato ogni volta che si esercita una cura approfittando dell' impossibilità del paziente di andarsene".Emanuele Severino diceva al Corriere: la tragedia è quando le gambe non funzionano... «E ha ragione. Questo chiedono i malati come Welby: lasciatemi andare. Invece prevale una idea di "bene medico", deciso da ciò che il medico ritiene sia bene. Una forma di paternalismo». Severino diceva anche che, su questi temi, ognuno deve poter agire come crede. «Dipende, la stessa tradizione liberale pone dei vincoli all' autodeterminazione, come il non violare la libertà altrui. Anche il diritto di non essere ucciso è inalienabile. Ma il punto è che qui non si tratta di essere ucciso, ma di essere lasciato morire. E la differenza è sostanziale». Sì, ma un medico come fa? «Si tratta di definire estensioni e limiti del diritto di rifiutare le cure sancito dalla Costituzione, per evitare l' accanimento terapeutico che non è solo oggettivo, ma anche soggettivo: è accanimento quando il paziente lo rifiuta, naturalmente se è lucido. Insieme, la legge deve dare una definizione chiara di quando un medico, per avere acconsentito al rifiuto delle cure chiesto dal paziente, non commette omissione di soccorso». Ma staccare la spina e l' alimentatore, come vorrebbe Welby, non è in sé eutanasia attiva, un "atto" che fa morire? «No, non è vero: l' atto medico è quello con cui la macchina viene attaccata e tenuta accesa. Si dice che, una volta intrapresa una cura, non la si può interrompere. Ma le situazioni di urgenza sono una cosa, quelle croniche un' altra. In una situazione cronica, di prolungamento indefinito della mera sopravvivenza in condizioni sempre peggiori, il paziente può rifiutare l' espropriazione della fase finale della vita, il sequestro della malattia per mezzo delle macchine. È un delirio di onnipotenza medico pensare che anche sospendere la cura, in quelle condizioni, sia un "atto" che uccide! Il medico, piuttosto, fa un passo indietro davanti a un rifiuto esplicito. Il problema è un altro». Quale? «Nel caso di Welby non basta staccare la spina. La morte per asfissia è atroce. Bisogna dare un sedativo che, certo, ha anche l' effetto di abbreviare la vita. La situazione pare ambigua, ma a ben vedere è chiara: pure Pio XII, parlando agli anestesisti nel ' 57, ammetteva la possibilità di dare palliativi per ridurre la sofferenza anche se si prevede, ma non si desidera, che comportino l' abbreviazione della vita». La Chiesa, però, sembra fare muro. «Nella tradizione magisteriale, come illustra anche Pio XII, c' è la chiara consapevolezza che non bisogna prolungare le sofferenze invano. Lo stesso Giovanni Paolo II, al secondo ricovero al Gemelli, ha detto: lasciatemi andare a casa. È vero che nella Chiesa, fra coloro che si occupano di bioetica, c' è una sorta di riflesso condizionato, un atteggiamento tendenzialmente vitalistico che ritiene sia la vita, più che la persona, ad essere sacra. Ma la nozione di sacralità della vita può essere fuorviante. Rischia di non far capire la ragione per cui la vita è importante: perché lo è la persona. Una persona ha il dovere di vivere fino in fondo. Ma vivere fino in fondo non significa vivere a tutti i costi. E talvolta include anche l' avvicinarsi della morte e il lasciarla accadere». E l' eutanasia propriamente detta? «La rifiuto per la stessa ragione: è una scissione della persona dalla vita. Si pensa di affermare la propria libertà cancellandone la base, il proprio corpo. È l' argomento di Kant contro il suicidio: chi si uccide pensa alla propria libertà come fosse disincarnata, si scinde dal proprio corpo e così usa se stesso come un mezzo». Come si esce da tutto questo? «Cercando di definire un' etica democratica (io avrei usato l'aggettivo "liberale", N.d.Blog.) che sia lontana dagli opposti massimalismi e abbia al centro, in senso kantiano, la persona come fine e non come mezzo" fonte Corriere della Sera.
PS
naturalmente i libertari puri non saranno d'accordo con questa prospettiva e anche a me il "dovere di vivere" non mi quadra, ma ammetterete che qui siamo ad anni luce di differenza dalle posizioni neandertaliane del Volontè.
UPDATE IMPORTANTE : qui



Comments (23)
Splendido post! Ti ho linkato.
Grazie!
Sottoscrivo.
Molto tecnico... complimenti!
Fai un salto su Monograph (http://www.ilmegafono.net/)
so che stanno cercando collaboratori
Ti ringrazio per i complimenti, quanto al tuo suggerimento, mi sa che nel futuro non avrò il tempo nemmeno per tenere in vita questo blog, quindi non sono propenso a instaurare collaborazioni, pure a nuove ottime e interessanti iniziative come quella da te segnalata, che leggerò con piacere.
Ho comentato la posizione di Mordacci qui:
http://www.leftwing.it/index.php?id=1136
azioneparallela
Mordacci infatti rappresenta uno dei punti più avanzati della cultura cattolica su questo tema: le tue considerazioni sono interessanti (e acute) dal punto di vista filosofico-politico, nel confutare la posizione di Mordacci in rapporto Kant, ma io da questo punto di vista sono più tranchant: sono a favore anche dell'eutansia "attiva" (ma non è il caso di Welby), per semplici ragioni di sovranità individuale sul proprio corpo (in senso nozickiano).
"un esponente di spicco dell'autentica estrema destra italiana"
Io spezzo una lancia in favore dei fascisti.
http://www.italianlibertarians.splinder.com/post/10304405
Sono molto meglio di questi nazichierici: almeno sono laici.
"pensate che dichiara di ispirarsi al cattolicesimo liberale"
A me sembra più che altro che si ispiri al nazipapismo bucolico.
Un post eccellente. Anch'io ti linko.
Jinzo proprio questo volevo dire: lui è molto peggio dei fascisti...
PS: il tuo post sulle posizioni della Fiamma l'avevo visto e rafforza la mia idea: sono meglio di Volonté.
Grazie Inyqua.
ciao, sono lady music. Incuriosita dal tuo commento su Sting ho deciso di venire a trovarti e scoprire chi sei ;-) bene, adesso sono qui e volevo dirti che a) in effetti Sting non e' il massimo per il "recupero" della musica classica, ma ha il pregio di spezzare (almeno sembra tentarci) la grigia monotonia della canzonette commerciali... b) difficile dare un giudizio sul diritto di vivere e morire, l'unica cosa che mi sento di dire e' che ogni caso e' un caso a se' e che certe dichiarazioni da parte dei nostri illustri e illuminati rappresentanti politici sembrano soltanto puri esercizi di retorica populista. Ciao :-)
Come autore pop è aprezzabile ma io che ho ascoltato dischi di specialisti di musica antica madrigalistica, sia italiani (su Monteverdi, Marenzio) che inglesi, ti assicuro che è un' altra musica...
Bel post.
Il caso di Welby non è da considerarsi eutanasia, e sono d'accordo.
Ciò non toglie che l'eutanasia sia un problema rilevante. Consideriamo un malato che vuole interrompere le cure, ma che, senza cure, morirebbe solo dopo un mese di agonia. Perchè impedirgli l'uso del cianuro? Sarebbe sadismo...
Io mi spingo ben oltre in quest'ambito, perchè ritengo che non ci sia bisogno di essere malati terminali per avere il diritto di uccidersi. Il principio che reputo normativamente rilevante è che la vita è della persona, e non delle autorità, e quindi questa decide come e quando finirla, anche con l'aiuto di terzi.
Le teorie normative sembrano astratte e irrilevanti, ma in questo caso mi sembra evidente quale sia la soluzione più umana di fronte al dolore individuale, dolore per cui molti cattolici non hanno rispetto.
"c' è una sorta di riflesso condizionato, un atteggiamento tendenzialmente vitalistico che ritiene sia la vita, più che la persona, ad essere sacra"
Se sapessi usare gli eufemismi, il mio ultimo periodo sarebbe come questo. :-D
Finisco con una metafora: se uno ha una malattia per la quale può vivere solo dentro una stanza, nessuno ha il diritto di metterlo sotto chiave. E nessuno ha il diritto di punire chi libera il "detenuto etico".
Vedi se qualcuno vuole morire ha diritto di farlo e io non lo contesto.
Ma, al tempo stesso nessuno, ha diritto a staccare spine che mantengano in vita la gente almeno fino al momento in cui non venga approvata una legge a tal proposito (che si configura semplicemente come eutanasia).E al momento non c'è.
Inoltre qualora la persona che voglia porre fine alla sua vita, tramite sè medesimo o altri, non può pretendere poi una funzione religiosa propia della sua presunta credenza.
Un uomo nell'anno 0 poteva scegliere di scappare anziche farsi
catturare nell'orto degli Ulivi. Avrebbe evitato o magari ritardato l'agonia ma invece a deciso di sottoporsi ad essa.
Quindi chi prenda ad esempio quest'Uomo non può ragionevolmente accorcare in alcun modo le sue sofferenze.
Liberissimo di non credere all'esempio dell'uomo dell'anno 0 ma poi che non ci si scandalizzi se il Vicariato respinge la funzione religiosa.
Spero di essere stato abbastanza chiaro ma l'argomento è spinoso e quindi se avessi da avanzare dei dubbi sulla mia posizione fammi sapere.
Magari saremmo agli antipodi su questo argomento ma la chiarezza sulla mia pozione voglio che sia ben precisa
Ma, al tempo stesso nessuno, ha diritto a staccare spine che mantengano in vita la gente almeno fino al momento in cui non venga approvata una legge a tal proposito"
Al di là del legalismo, su cui penso Retore ti darà torto quando torna (visto che è stata semplicemente applicata la Costituzione), una legge che vietasse ad una persona di farsi interrompere le cure, nel caso in cui non sia fisicamente in grado di staccarsi la spina da solo, è da considerarsi una violenza contro quella persona.
Non vorrei trovarmi di fronte ad un Volontè qualunque se mi trovassi in certe condizioni.
Che è l'"uomo dell'anno"? Non sarà come il concorso in cui Giuseppe Verdi e Adriano Celentano hanno vinto il premio "miglior musicista italiano"? :-D
Allora, filosoficamente io sono d'accordo con te Liberty, però dal punto di vista giuridico nell'Italia attuale l'eutanasia attiva è vietata e mi sa che lo rimarrà a lungo e gli argomenti di un cattolico contro di essa li posso capire, capisco meno e considero violenza pura o frutto di disordine logico, l'argomento di Metafisico (e Volontè): io semplicemente sono dalla stessa parte della dottrina dominante, del cattolico Mordacci e del procuratore Ferrara che intendono applicare l'art 32 cost. anche ai disgraziati in balia di medici "ribelli" ad una libera volontà che è gia tutelata dall'ordinamento, anche la Cost. è una legge, anche se molti lo hanno considerano un documento "programmatico", questi tempi sono finiti, molte norme di essa purtroppo sono socialistoidi e
giudici civili ne hanno fatto largo uso specie in materia lavoristica, adesso finalmente una norma liberale verrà in rilievo per fondare direttamente il diritto a rifiutare le cure.Seguendo la tua visione si giustificherebbe una terribile discriminazione tra pazienti deambulanti che possono sottrarsi autonomamente alle cure e pazienti immobilizzati che non lo possono fare, ma il diritto ex art. 32 deve valere per tutti! Altrimenti si va al trattamento sanitario obbligatorio, allora decenza e eguaglianza formale vorrebbero che fosse de iure e non de facto, e per tutti,con tanto di ospedali-prigione, cosa abominevole ma che farebbe riflettere sulla ingiustizia inflitta ad una categoria di cittadini.
Il Vicariato ha applicato le tesi più retrive che non non sono condivise da molti filosofi e teologi: i miei, pure contrari all'eutanasia vera, sono cattolici e sono indignati.
Certo che Verdi quando era in vita era abituato a competere con Wagner: in questo caso spero che la morte sia un sonno profondo...il detto "i morti vedono" sarebbe stato doloroso per lui...
Comunque mi sembra di avere argomentato a sufficienza nei vari post e nel commento da Harry, sulla differenza capitale tra morte naturale dovuta a interruzione di terapia doverosa se richiesta (per la procura poteva essere attuata tramite gli strumenti esecutivi del processo civile) e eutanasia, persino il theocon Giuliano Ferrara ha capito la differenza e la sedazione terminale è citata dal documento della Società di neurologia italiana come lecito palliativo per la dispnea dei pazienti che chiedono il distacco del ventilatore artificiale.
"Seguendo la tua visione si giustificherebbe una terribile discriminazione tra pazienti deambulanti che possono sottrarsi autonomamente alle cure e pazienti immobilizzati che non lo possono fare"
Non ho capito.
Naturalmente mi riferivo agli argomenti di Metafisico: era solo una riconferma, magari con espressioni un pò bislacche, del principio enunciato anche da te,secondo cui negare di attuare la volontà di rifiutare una cura ex art 32 da parte di un paziente "immobilizzato", approfittando della sua condizione di immoblilità, è un atto non solo violento (e per molti giuristi illegale) ma anche discriminatorio rispetto a coloro che fisicamente sono in grado di sottrarsi alle cure semplicemente andandosene, i quali nessun medico si sogna di curare con la forza e nessun solone accuserà mai di essersi "suicidati" e a cui nessun prete rifiuterà i funerali.
Rileggendo la mia prima risposta ho visto che ho usato il pronome "te" prima riferito a Liberty poi a Metafisico, cosa che può aver generato l'equivoco di cui sopra.
"Seguendo la [TUA] visione [DI ITALIANO METAFISICO] si giustificherebbe una terribile discriminazione tra pazienti deambulanti che possono sottrarsi autonomamente alle cure e pazienti immobilizzati che non lo possono fare, ma il diritto ex art. 32 deve valere per tutti! Altrimenti si va al trattamento sanitario obbligatorio, allora decenza e eguaglianza formale vorrebbero che fosse de iure e non de facto, e per tutti,con tanto di ospedali-prigione, cosa abominevole ma che farebbe riflettere sulla ingiustizia inflitta ad una categoria di cittadini."
Effettivamente unire le risposte a due interlocutori che hanno idee opposte non è molto pratico e può causare divertenti qui-pro-quo...
"Eutanasia" di Davide Rognoni
http://DavideRognoni.blogspot.com/2006/12/eutanasia-di-davide-rognoni.html