La pena inflitta dal Tribunale di Ferrara ai 4 imputati (3 anni e mezzo di reclusione a ciascuno) all'esito del processo Aldrovandi, condannati per omicidio per eccesso colposo nel'adempimento di un dovere, può apparire (e così è apparsa ad un buon numero di persone) quasi irrisoria in rapporto alla gravità dell'evento, eppure mi riesce difficile alla luce delle informazioni a vario titolo a me disponibili immaginare un esito radicalmente diverso nella misura del trattamento sanzionatorio, soprattutto se si tiene conto che in questo caso la corte ha accolto integralmente l'impianto accusatorio (a differenza di ciò che è accaduto nel caso Sandri), pienamente accettato anche dalle parti civili, sul punto della ricostruzione storica del fatto e della sua qualificazione giuridica, discostandosene di poco nella misura della pena irrogata - il PM aveva chiesto 3 anni e otto mesi per l'eccesso di cui sopra e l'omissione di soccorso.
Tralasciando gli squallidi fatti che formano oggetto dell'inchiesta bis sui tentativi di cover-up e sulle manomissioni dei documenti che registrano le telefonate intercorse tra le due volanti intervenute quella mattina in Via dell'Ippodromo e la centrale della questura della città estense (conditi dalla grottesca vicenda che ha visto il primo PM che ha seguito il caso costretto a rinunciare a causa della relazione sentimentale che legava il capo della sezione di polizia giudiziaria presso la Procura ad una degli imputati), bisogna premettere che molte ed essenziali questioni di fatto, indispensabili per una esatta ricostruzione della dinamica degli eventi, hanno suscitato una forte controversia in sede dibattimentale soprattutto nel campo delle perizie medico-legali - segnatamente mi riferisco alle incertezze sulla vera causa della morte - e io in punto di fatto non posso far altro che prendere per buone le tesi accusatorie accolte dal tribunale, le quali, occorre ribadirlo, sono state pienamente condivise dai legali di parte offesa, e me ne servirò per dimostrare che esse ostano irrimediabilmente a qualsiasi tentativo di dare una diversa qualificazione giuridica ai fatti, unico strumento atto ad ottenere una condanna sensibilmente più pesante di quella effettivamente emessa (qualcosa in più si poteva fare, ma non molto).
Prima di tutto occorre qualche chiarimento a livello concettuale che occuperà lo spazio di questa prima parte, spero di farlo nel modo più semplice possibile, a costo di qualche semplificazione che l'eventuale lettore giurista mi perdonerà.

L'adempimento di un dovere giuridico è una scriminante contenuta nell'articolo 51 del codice penale di cui cito il primo comma: "l'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, esclude la punibilità."

Il concetto di scriminante (detta anche causa di giustificazione) balza alla mente del comune cittadino se si richiama il "membro più noto delle famiglia", la legittima difesa. Le scriminanti rendono lecito un comportamento che pure integra il fatto tipico previsto da una norma penale in tutte le sue componenti oggettive e soggettive, che quindi in linea generale lecito non sarebbe: si dice a questo proposito che la scriminante fa venir meno (almeno per chi segue la teoria tripartita del reato) un elemento essenziale del reato, la cd. antigiuridicità obbiettiva. Come la legittima difesa, così la scriminante di cui ci occupiamo giustifica condotte altrimenti criminose solo se, ricorrendo i presupposti costitutivi della scriminante, che in questo caso si identificano in una situazione doverosa in capo ad un certo soggetto, esso agisce rispettando limiti ben precisi, il cui superamento rende la condotta esorbitante illecita in quanto originariamente corrispondente ad una fattispecie criminosa (come una coperta troppo corta che non ce la fa a coprire un corpo troppo lungo).
Ma in caso di eccesso per errore che succede? A questo punto fondamentale è una distinzione che si ricava dall'articolo 55 del codice penale - che in questo caso svolge una funzione esplicativa del principio generale che governa gli effetti dell'errore sul fatto in materia penale - e che recita (cito la parte che interessa): "Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51 (...) si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall'ordine dell'autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo". Esso quindi ribadisce la disciplina che si ricaverebbe implicitamente dall'articolo 47 1° comma in tema di errore sul fatto: "L'errore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilità dell'agente. Nondimeno, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo". Del resto tale regola è coerentemente ribadita anche nel art 59 3° comma che disciplina la scriminante putativa, cioè il caso in cui l'agente suppone erroneamente la sussistenza di una scriminante inesistente e si comporta di conseguenza: "Se l'agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui. Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo".

Esempi: chi si impossessa di una valigia altrui credendola propria ( caso regolato dal citato art 47 1° co.) o viola il domicilio altrui per sfuggire ad un soggetto che ritiene erroneamente un aggressore armato (caso regolato dal citato art 59 3° co.) commette un fatto tipico, ma nel primo caso l'errore esclude la colpevolezza, nel secondo esclude l'antigiuridicità e ciò per espressa disposizione delle due norme in oggetto, che significativamente però dispongono la punibilità a titolo di colpa per il caso di errore dovuto a colpa quando il fatto è punito anche a titolo di colpa dalla legge penale rispetto alla fattispecie dolosa corrispondente, sebbene in misura molto più mite (la pena edittale - ossia senza considerare eventuali circostanze attenuanti o aggravanti - dell'omidicio doloso va da un minimo di 21 ad un massimo di 24 anni, per l'omicidio colposo si va da 6 mesi a 5 anni). Nei due esempi prodotti l'agente va esente da pena - senza necessità di ulteriori analisi in tema di colposità dell'errore commesso - perché il furto e la violazione di domicilio esistono solo sotto forma dolosa ed è assente un corrispondente colposo di tali reati.

Diverso è il caso nei due esempi seguenti. Il cacciatore che spara ad un ignaro escursionista credendolo selvaggina e ne cagiona la morte non risponde di omicidio volontario, ma di omicidio colposo, se l'errore è dovuto a colpa, altrimenti va esente da pena; chi uccide un uomo ritenendolo erronemente un pericoloso aggressore armato e in procinto di realizzare il proprio intento omicida risponde, allo stesso modo, non già di omicidio volontario ma di omicidio colposo, se l'errore è dovuto a colpa, altrimenti va esente da pena.

Tornando al tema che ci interessa più da vicino, ovvero l'eccesso nelle scriminanti, la cui disciplina è figlia della regola generale sopra descritta, a questo punto occorre chiarire che il detto fenomeno di esorbitanza e di travalicamento dei limiti può essere frutto di una scelta:

1) erronea e in tal caso si applica la disciplina anzidetta, che, come si è visto, discende da una regola generale. A tal fine si deve esaminare la rilevanza dell'errore sul piano della colpa e applicare la pena corrispondente alla fattispecie punita a titolo di colpa dalla legge (nel caso sia prevista) sempre che tale esame dia esito positivo, altrimenti si avrà un eccesso incolpevole esente da pena.
La natura dell'errore (colposo o incolpevole che sia) sul piano descrittivo può essere a sua volta classificata in due tipi fondamentali:

1a) valutativo. L'aggredito erra sulla superiorità fisica e/o la capacità offensiva dell'aggressore e ritiene necessario ucciderlo mentre bastava tramortirlo; il poliziotto spara sulla folla sediziosa ritenendola per errore pesantemente armata mentre basterebbero i manganelli e i lacrimogeni per disperderla: entrambi vogliono l'evento più grave oggettivamente non necessario e quindi esorbitante per un errore che ha colpito il processo cognitivo e quindi volitivo. Ricordo che la necessità intesa nel duplice senso di assenza di alternative tra subire (o venir meno al dovere nel nostro caso) e reagire e di adeguatezza della condotta offensiva prescelta, stante l'assenza di alternative meno offensive ma altrettanto efficaci, è un limite sia della legittima difesa (per la quale però dopo la riforma del 2006 valgono regole di maggior favore per l'aggredito in termini di presunzione assoluta di proporzione dell'uso delle armi se l'offesa viene arrecata nel di lui domicilio o luogo ad esso parificato, purché sussista il pericolo di aggressione fisica), sia dell'adempimento del dovere (per un'autonoma causa di giustificazione che consente l'uso delle armi da parte delle forze dell'ordine si veda l'art. 53 c.p.), che è la scriminante che a noi qui interessa. Per chiarezza aggiungo che un limite ulteriore da non confondere con il precedente è quello della proporzione tra il male minacciato dall'aggressore e quello inflitto dal difendente - un'azione difensiva può essere inevitabile ma sproporzionata, come ad esempio nel caso di un soggetto che spara mortalmente a distanza essendo questo l'unico modo per impedire un furto - per altro la sproporzione deve essere notevole per avere rilievo, adgreditus non habet staderam in manu, e non va considerata sempre automatica in riferimento al conflitto tra beni giuridici eterogenei #.

1b) esecutivo. L'agente spara mirando alle gomme dell'auto dei ladruncoli in fuga ma il proiettile finisce per colpire e uccidere uno di loro; l'aggredito sferra un colpo esattamente valutato come sufficiente alla difesa ma esso si rivela più violento del previsto e causa la morte dell'aggressore disarmato: qui l'evento più grave non è voluto e l'errore cade nella fase esecutiva, mentre la rappresentazione mentale della situazione di fatto e la conseguente fase volitiva sono esenti da errore.


2) deliberata. In questo caso si applicano sic et simpliciter le ipotesi dolose corrispondenti. Casi di scuola: contadino che sorprende un ragazzino mentre sale sul ciliegio per rubarne i frutti e lo fredda a fucilate; oppure il caso citato sopra del cecchino che spara a distanza per evitare il furto (deve mirare alla testa e non alle gambe perché ha un angolo di tiro che gli preclude la seconda opzione), o di un altro cecchino che, per sventare il tentativo di un ragazzaccio che sta per infilzare a morte un gatto di sua proprietà sulla pubblica via, mira alla testa dell'aggressore con un fucile di precisione che in quel momento ha sotto mano - magari perché lo sta pulendo ed assiste alla scena dalla finestra. Nel primo caso abbiamo un eccesso doloso dato dal superamento volontario dei limiti della inevitabilità dell'offesa più grave (il contadino sa benissimo di potere impedire il furto grazie a semplici minacce, magari mostrando i pugni al ragazzino conditi con qualche urlaccio, invece di sparargli nella schiena a bruciapelo: la sua azione dolosa non è scriminata ed è un omicidio volontario, anche se per avventura credesse che la legge consente una legittima difesa così ampia (di natura ritorsiva e punitiva), trattandosi qui non di errore sul "fatto", ma di errore di diritto, sul "divieto", errore quindi che per definizione non scusa*, infatti egli non vuole un fatto diverso, come chi prende su la valigia di un altro scambiandola per la propria, ma esattamente il fatto vietato ma che crede lecito, allo stesso modo di chi uccida un neonato errando sul concetto di uomo richiamato nella norma che incrimina l'omicidio - come il contadino anche l' infanticida vuole il fatto tipico credendolo lecito per un errore che cade sul precetto penale e non sul fatto.
Abbiamo parimenti un eccesso doloso nell'esempio dei due cecchini, esattamente come nel primo: qui viene volontariamente superato non il confine della inevitabilità (l'unico mezzo per difendersi è quello a disposizione dell'aggredito ed effettivamente usato: il cecchinaggio qui è necessario per evitare la lesione del proprio diritto), bensì quello della proporzione tra i beni giuridici coinvolti, benché tali beni appartengano l'uno all'aggressore e l'altro all'aggredito - tralascio le diatribe filosofiche su questo assetto normativo che potrebbero pure essere interessanti, riservandole ad altra sede.
In tutti questi casi si si tratta quindi di omicidio volontario.


A questo punto fissiamo il "dovere" incombente sui poliziotti, i cui limiti essi avrebbero superato, sebbene solo colposamente: compiere una semplice "attività di contenimento" di un giovane soggetto incensurato e che non stava commettendo alcun reato, segnalato da alcuni cittadini in stato di agitazione psicomotoria potenzialmente molesta e autolesionistica - esistono versioni più ingarbugliate che parlano di una presenza della polizia sul posto in un momento antecedente alla prima chiamata, ma tale questione la tratterò nei limiti del possibile nel post dedicato al merito della vicenda che pubblicherò prossimamente. Con esso cercherò altresì di chiarire perché non è stato possibile configurare in questo caso il delitto di omicidio preterintenzionale invocato da molti ( pena edittale: 10-18 anni), il quale richiede un dolo di offesa per percosse o lesioni (non basta l'azione materiale) da cui derivi la morte della vittima come conseguenza non voluta dal reo (è una forma particolare di delitto aggravato dall'evento) e quindi un rigoroso nesso di causalità tra l'evento-morte e le stesse percosse o lesioni: due elementi di cui non sarebbe stata data la prova - in particolare l'assenza del secondo, di natura oggettiva e dominio delle consulenze tecniche, ha una rilevanza preliminare e assorbente (la causa della morte sarebbe l' asfissia posturale e/o meccanica), mentre l'assenza del primo elemento è interessante come questione tecnico-giuridica, stante l'applicabilità del complesso normativo sopra esaminato e ci tornerò sopra.

Stay tuned




* il tema della scusabilità anche di eventuali errori che cadono direttamente sul precetto penale - a dispetto del principio ignorantia legis non excusat contenuto nell'art. 5 del codice penale - introdotto dalla Corte Costituzionale già dal 1988 in casi di oscurità normativa e contrasti giurisprudenziali che rendano tale errore "inevitabile" è segno di una tendenza assai apprezzabile in senso garantista, si pensi che in un passato non lontanissimo l'incertezza sulla nozione di piccolo imprenditore impediva di sapere in anticipo se un commerciante fosse soggetto o no alla disciplina del fallimento che ha riflessi penalistici pesantissimi (qui l'errore cadeva in verità su una norma extrapenale di natura privatistica richiamata dalla norma penale - reati di bancarotta - e diveniva una norma integrativa del precetto penale secondo la nota teoria cd. dell'incorporazione), ma esula dalla finalità di questo post e richiederebbe un approfondimento complesso e superfluo in questa sede.

# Perciò un bilanciamento degli interessi corretto può giustificare un'offesa di bassa-media intensità ad un interesse costituzionalmente di rango superiore come ad es. l'integrità fisica per difendere un ingente (oggettivamente ma anche soggettivamente, si pensi alla pensione di un anziano) interesse patrimoniale, senza dimenticare di considerare nel giudizio di proporzione tutte le circostanze del caso concreto (tempo, luogo etc.), tra cui anche lo stato di ansia della vittima rispetto all'intensità del pericolo e l'odiosità del delitto minacciato dall'aggressore, (meno valida l'idea - propria di certa dottrina - di confrontare i mezzi in astratto, posto che una pistola può ferire lievemente e un bastone uccidere), tenendo conto infine che il giudizio di comparazione deve farsi carico della congenità superiorità della condotta reattiva - che garantisce non solo l'autodifesa di un diritto individuale, ma anche la stabilità dell'ordine giuridico - rispetto a quella offensiva, in modo da compensare squilibri teorici nel sacrificio dei beni giuridici in conflitto. Meno persuasive, a mio parere, sono talune tendenze risalenti ad una antica giurisprudenza favorevoli ad instaurare il giudizio di proporzione in astratto tra i mezzi a disposizione dell'aggredito e quelli effettivamente usati - operazione più pertinente al giudizio, logicamente prioritario, sulla inevitabilità dell'offesa più grave inflitta dal difendente.

Sul processo Aldrovandi mi riprometto di scrivere qualcosina a breve.




"Quali altri problemi hai oltre a essere un disoccupato, un idiota e un coglione?"

(Così John McEnroe si rivolse ad un contestatore in quel di Wimbledon).
Il sindacato internazionale dei giornalisti si copre di guano.


Informazione corretta

Il G8 de L'aquila è stato un successo (al di là delle conseguenze pratiche) e come cittadino italiano mi fa piacere, viste le premesse non era scontato. Le Guerre civili rimarca che Murdoch come editore non è uCorsivono stinco di santo (nozione di comune esperienza), ma Sky TG 24 - la postazione informativa italiana di proprietà del magnate australiano - da subito e con nettezza ha dato conto del buon esito del vertice, impartendo una lezione ai lecchini di Mediaset e della Rai che a situazione invertita avrebbero tentato di occultare anche un clamoroso disastro - per avere un equivalente a contrariis in termini di rozza faziosità bisogna rivolgersi a Repubblica, e non è una novità. Il foglio scalfariano prima ha tentato disperatamente di negare la realtà dei fatti aggrappandosi ai fantasiosi scoop del Guardian, salvo un tardivo riallineamento per salvare la faccia. Sul piano della qualità non è niente di che, dignitoso o poco più se paragonato ad altre fonti in lingua inglese, ma il TG di Sky si conferma, nel desolato panorama italiano, l'organo di informazione televisiva meno incline a manipolare od occultare fatti o notizie.


Oscuri presagi

Phastidio ci racconta l'ennesima Tremontiana. A proposito del tributarista di Sondrio mi viene in mente una facezia. Se i detrattori di Tremonti dovessero adottare l'irrazionale visione del mondo (quasi sicuramente posticcia) che lui si diverte ad esibire ad ogni piè sospinto, all'insegna delle vibrazioni del sacro e del recupero di una visione del mondo degna di Nostradamus, tutta timori e tremori, sarebbero costretti a concludere che il nostro forma assieme ad SB una coppia di formidabili iettatori, sulla scorta di un fatto curioso che forma oggetto già di qualche barzelletta, ovvero la singolare coincidenza tra le vittoria elettorale del duo e sciagure di ogni sorta, domestiche e internazionali: insomma, le menti più sciocche e superstiziose potrebbero scorgere un legame non casuale tra questi eventi e considerare i trionfi elettorali succitati come fatti presaghi di sventura.

Il disagio che affligge una parte rilevante dell'opinione pubblica inglese circa la progressiva erosione della sovranità dello Stato a vantaggio dell'Unione Europea - emerso prepotentemente anche in occasione delle ultime elezioni europee - si può cogliere anche nel raffinato umorismo di un giurista come Andrew Dickinson intento a commentare questa sentenza della Corte di Giustizia dell'UE.

"Reading the decision of the Court of Justice in the West Tankers case is a little like watching a sub-standard James Bond Movie (The World is Not Enough, perhaps). You know the outcome, but do not know exactly how 007 will overcome the latest plan for global domination. You check your watch, hoping that he will get on with it before last orders at the bar. So it is here, but in reverse. The common law deploys its latest weapon to defeat a perceived attempt to pervert the course of justice, but it is defeated by the greater might of European Community law. The only reason to read to the end is to see exactly how the deed is done and the corpse disposed of".


Non ho tempo per scrivere, ma qualche rarità musicale la posto: Rameau

Nello scorso fine settimana sono scampato ad una quasi tromba d'aria. Il positivista impenitente potrebbe pensare che il motivo della disavventura risieda nel fatto che non ho prestato attenzione alle previsioni metereologiche, ma io sospetto invece che il post che ho scritto prima di partire sia stato un viatico infausto: ho bestemmiato il nome di Silvio - avendo un passato da fustigatore dell'antiberlusconismo ai tempi del liceo in una regione rossa - e la maledizione si è puntualmente abbattuta su di me.
Ho visto solo ora i commenti, non ho potuto rispondere prima perché non ero a casa e mi scuso per questo fatto (spesso non sono irreprensibile come galateo "bloggheristico" - chiedo venia per il neologismo orrendo). Me ne occupo domani, quando avrò occasione di leggere anche il link suggerito nei commenti.
Nel vasto cataloogo delle varie forme di Stato e di Governo si aggiunge, grazie alla vivacissima capacità di elaborazione politico-culturale della classe dirigente italiana, tradizionale laboratorio politico di rlevanza mondiale e eterno punto di riferimento dell'intero globo-terraqueo, un nuovo affascinante oggetto di studio, che sicuramente susciterà la cuoriosità degli scienziati della politica di tutto il mondo: la mignottocrazia bigotta#. Naturalmente sarà attenta cura delle migliori menti della storiografia internazionale indagare i blocchi sociali sottostanti al nuovo regime e la loro cifra culturale. Gia si avanzano interessanti opzioni definitorie, la più pregnante delle quali, memore parafrasi di auguste esperienze che hanno contrassegnato la storia politica occidentale, potrà chiamarsi alleanza tra Bordello* e Altare - la leggenda narra di un Flavius Valerius Costantinus Berlusconius, cui sarebbe apparsa una visione durante un festino privato a Palazzo Grazioli dove campeggiava la scritta: "in hac vulva vinces". Particolare interesse suscitano le interessanti innovazioni nel campo dei metodi di selezione delle candidature, dove si segnala per originalità il metodo postribolare.

# In realtà, la doppiezza etica, la doppia morale, che da una parte arma la mano del sindaco di Verona che pretende di indurre, sotto la minaccia di gravi sanzioni pecuniarie, i condòmini di una prostituta che esercita privatamente a fare i delatori a suo danno e dall'altra pretenderebbe il silenzio e l'impunità sui commerci carnali prezzolati di pochi privilegiati, non è altro che il tratto costitutivo della perdurante egemonia del casuismo gesuitico - che indignava Pascal - nella cultura cattolica italiana. Lo si riconosce pienamente già in epoca fascista come preziosa stampella del regime, facilitando la coesistenza tra una propaganda che esaltava i valori cristiani della famiglia, del focolare domestico, la figura della donna come severa matrona e fattrice di figli destinati a un destino supremo, impugnare le baionette forgiate nel destino del nuovo impero ereditato dalla matrice romana e una realtà privata dove venivano privilegiati i valori della lussuria, della corruzione e del tradimento, che si manifestavano anche in un erotismo singolarmente torbido e selvaggio praticato dai gerarchi in bordelli cammuffati da circoli privati, realtà accuratamente descritta in vari libri di memorie scritti anche da tenutarie dei postriboli.

* Clandestino, naturalmente


Fuor di satira, o meglio, di maldestri tentativi frustrati in nuce da una nota a margine fin troppo seriosa, espongo succintamente - si fa per dire - il mio pensiero sui temi caldi della cronaca da Bisanzio, visto che di contenuti e di policies è meglio tacere per non piangere; i lettori sanno che è mio diletto dare in certi casi una forma erratica e prolissa all'esposizione: come si dice? uomo avvisato mezzo salvato.
Dunque, normalmente un premier che per la sua condotta di vita si espone perennemente ad ogni sorta di ricatto, che suscita ilarità anche negli stranieri ideologicamente non prevenuti e che ormai denuncia un degrado mentale ai limiti della patologia (una sorta di perfetta incarnazione della immarcescibile macchietta del vecchio bavoso)



sarebbe prontamente pensCorsivoionato dalla sua stessa maggioranza. In Italia questo non è possibile, malgrado il crescente disagio, perché egli non è solo il leader, ma più precisamente il proprietario - quasi in senso tecnico - del suo partito ed unico collante carismatico che ne garantisce l'unità. Ecco che la nota anomalia (non certo l'unica, ce ne sono tante di anomalie in Italia) rischia di dispiegare i suoi effetti anche in senso autodistruttivo e ipotecare il futuro del centro-destra italiano, al cui destino il sottoscritto continua ad essere comunque interessato. Quindi, alla luce di tutto ciò, la corte dei miracoli che attornia il vecchio bavoso farebbe meglio a suggerirgli, per evitare di raccogliere i cocci in futuro, di passare la mano: tale scelta potrebbe evitare i danni peggiori derivanti da una eventuale caduta rovinosa dopo una battaglia all'ultimo sangue. Ma non accadrà. E dire che forse basterebbe una donna con le palle come Marina Berlusconi - dimostrazione che non si possono fare censure al magnate di Arcore nella sua veste di educatore della prole, checché ne dica il povero Franceschini. Infatti, ella è riuscita ad imporre al padre un sacrificio non indifferente in termini di orgoglio (che molti fino a poco tempo fa non avrebbero mai predetto, visto il carattere del tipo), quando lo ha convinto della necessità di cessare il ripianamento delle perdite della AC Milan a partire dal 2009 - malgrado essa potesse attutire, a differenza dell'Inter morattiana, la consistenza dei versamenti in conto capitale richiesti all'azionista (la Fininvest in questo caso) destinati a coprire quasi ogni anno i mostruosi buchi della gestione operativa, essendo una delle poche società calcistiche che possono trasferire alla controllante le proprie perdite sotto forma di vantaggio fiscale - l'AC Milan non a caso adotta il calendario solare (invece di chiudere il bilancio il 30 Giugno alla fine della stagione sportiva) e proprio al fine di giovarsi del consolidato fiscale, che le ha consentito ancora nel 2007 di contabilizzare crediti per quasi 16 milioni verso la controllante a titolo di remunerazione per consolidamento. Profluvi di battute su un anziano signore che controlla i destini di un Paese senza avere più il pieno dominio del suo patrimonio privato si sono sprecati, eppure il fatto ormai è lì, a dimostrare una volta ancora che chi non risica non rosica, regola che vale per i figli desiderosi di evitare anche le minime erosioni dell'asse ereditario come per i colleghi di avventura politica che dovrebbero sforzarsi di salvare le prospettive future di un'esperienza politica. In fondo un Fini premier (esito non scontato per altro) e il ritorno a vita privata di SB potrebbero sortire un doppio effetto positivo: da una parte una guida del governo più dignitosa e dall'altra le magagne di Berlusconi come per magia (ri)tramutate in virtù tali da renderlo di nuovo simpatico un pò a tutti come lo era prima di scendere in campo: avremmo se non altro una sorta di Hugh Hefner italiano (solo con meno classe), pronto magari ad essere arruolato in qualche meritevole campagna per la liberalizzazione del meretricio. Ma, ripeto - mettendo da parte le battute - ciò non accadrà, perché la schiumetta del suo inner circle (al cui interno si notano armai più i corifei e gli eventuali prosseneti che gli strateghi e gli artefici di linee politiche) preferisce ancora usare un armamentario concettuale che in Italia non si sentiva da decenni (l'aggettivo antitaliano nei confronti dei detrattori - stalinisticamente considerati tutti cospiratori) - per fortuna che gli ex missini dell'attuale maggioranza in genere su questa china non lo seguono. Sarebbe un atto di onestà intellettuale eccessivo ammettere a denti stretti che un premier che si contorna di conigliette come il fondatore di Playboy si espone alla zimbello internazionale, con evidenti ripercussioni per l'immagine del Paese, e rischia di suscitare campagne scandalistiche da parte dei suoi nemici ad ogni piè sospinto? E' veramente più utile gridare ai complotti, adesso anche di "servizi segreti stranieri"? Oppure pigiare di nuovo il piede sull'acceleratore della scellerata legge Calabrò sul testamento biologico per tacitare le perplessità dei Vescovi e scongiurare il ritiro del loro appoggio? Riflettano coloro che pensano che si tratti solo di fatti privati...

Sembra che almeno Giuliano Ferrara, le cui ultime prese di posizione pare abbiano scosso il grande capo, stia per abbandonare la nave per timore del naufragio: "un'autodifesa spesso risibile, esposta al ludibrio della stampa italiana e internazionale" (ma questa volta SB ha il controllo quasi ferreo di tutti i TG di maggiore ascolto con esiti spesso imbarazzanti, cosa che in passato non aveva, pur essendo demonizzato dalla stampa estera più militante proprio per essere un magnate dell'editoria televisiva, ndr); "una licenziosità di comportamento difficile da classificare", "uno stile di vita esposto comunque ai noti meccanismi di condizionamento e di ricatto; "bestialità civile e umana" (in riferimento alla confusione perenne tra la veste difensiva e quella politica che porta spesso l'avvocato Ghedini a gaffe come quella sull' "utilizzatore finale e i grandi quantitativi" - però le "donniste" del PD dovrebbero sapere che è inutile indignarsi se qualcuno si riferisce alle donne come fossero scatolame se ci sono donne che si comportano esattamente come se lo fossero, ndr ); "O accetta di naufragare in un lieto fine fatto di feste e belle ragazze oppure si mette in testa di ridare il senso e la dignità di una grande avventura politica"; "tocca a lui tirarsi su da questa incredibile condizione di minorità civile in cui si è ficcato, e reagire con scrupolo, intelligenza e forza d'animo. La situazione si è fatta grave, e perfino seria".

Invece dobbiamo sorbirci il triste spettacolo di Ministri degli Esteri ridotti a magnificare agli stranieri il grande valore antropologico dei giuramenti super capita filiorum, manco fossimo l'ultima delle società tribali rimaste sulla faccia della Terra, fino a raggiungere le vette del sublime sempre in relazione al noto affaire: "Between 14 and 18 is absolutely legal" (argomento veritiero ma sommamente inopportuno - en passant, chissà poi con quale faccia il lettore americano apprende che un comportamento che negli USA è punito come un grave delitto in altri paesi occidentali è lecito: è proprio vero quel che diceva Pascal, "Plaisante justice qu’une rivière borne! Vérité au deçà des Pyrénées, erreur au delà" - non c'è niente di più localistico del diritto penale, che pure dovrebbe tutelare i valori più universali).

Il Crack delle banche, canzone del 1896 di autore anonimo, si ispirava allo scandalo della Banca Romana del 1893 (grazie a protezioni politiche venivano messe in circolazione più baGrassettonconote rispetto all'oro detenuto, arricchendo così gli amici degli amici) e fu pubblicata sulla rivista anarchica L'Asino. Questa versione è presente nell'ultimo disco dell'ex cantante dei CSI, Ginevra di Marco.




S'affondano le mani nelle casse - crak!
si trovano sacchetti pieni d'oro - crak!
e per governare, come fare?
Rubar, rubar, rubar, sempre rubare!

I nostri governator
son tutti malfattor,
ci rubano tutto quanto
per farci da tutor.

Noi siam tre celebri ladron
che per aver rubato ci han fatto senator.

Mazzini, Garibaldi e Masaniello - crak!
erano tutti quanti malfattori; - crak!
gli onesti sono loro: i Cuciniello,
Pelloux, Giolitti, Crispi e Lazzaroni.

I nostri governator
son tutti malfattor,
ci rubano tutto quanto
per farci da tutor.

Noi siam tre, ladri tutti e tre,
che per aver rubato ci han fatto cugini del re*.

Se rubi una pagnotta a un cascherino - crak!
te ne vai dritto in cella senza onore; - crak!
se rubi invece qualche milioncino
ti senti nominar commendatore.

I nostri governator
son tutti malfattor,
ci rubano tutto quanto
per farci da tutor.

Noi siam tre celebri ladron
che per aver rubato ci han fatto senator


*Il Collare della SS Annunziata, massima onorificenza del Regno di Italia, faceva dell'insignito un cugino del Re

Le piccole composizioni pianistiche di Erik Satie spesso sono semplici da suonare ma sempre di grande fascino: una soluzione per i dilettanti che amano intrattenere gli ospiti pur essendo del tutto negati allo strumento.

                   

                   
George Tiller, medico abortista fra i più efferati d'America, ha subito la giusta condanna dell'esecuzione mentre distribuiva foglietti nel tempio eretico protestante di cui era membro attivo. Purtroppo la polizia a servizio di uno stato assassino il cui capo è la bandiera dell'abortismo - Obama Hussein - ha arrestato il giusto esecutore che probabilmente sarà ucciso per il suo atto di giustizia. Gloria eterna a lui. Una preghiera per il medico assassino, nella speranza che si possa essere convertito all'ultimo istante.

Su segnalazione di Malvino:  Qui

PS
Mi raccomando, occhio anche ai commenti...



The Divine Comedy - Live At The London Palladium

C'è chi dice che Neil Hannon - il factotum dei The Divine Comedy - nato nell'Ulster (in quel locus amoenus di Londonderry, niente di meno!!!) ormai 40 anni orsono, sia una sorta di reincarnazione pop di Oscar Wilde. Di sicuro il connubio tra il geniale estetismo musicale (Burt Bacarach come se piovesse, ma anche lo spirito di  Scott Walker aleggia) che plasma lo spartito e il sottofondo di ironia lieve e amarognola su palpiti di sentimentalismo retrò che scolpisce il testo di Our Mutual Friend (dall'album Absent Friends, 2004) ne fa uno dei picchi pop del decennio che sta per chiudersi, e, chissà, forse non sarebbe dispiaciuto al leggendario principe dei dandy. Ma in questa versione live, contenuta nel DVD Live At The London Palladium, esso si trsfigura in un capolavoro assurdo, che trascende i confini del pop orchestrale sfociando in una follia sonora barocca miracolosamente controbilanciata dalla citata mistura di amaro sentimentalismo e ironia; rubo una fantastica definizione di questo opus magnum: Dickens (nella sua vena umoristica, of course) che incontra Scott Walker che incontra Francois Truffaut...
 
                   

(Senza la funzione HQ l'audio perde molto: se si vuole qui )



No matter how I try I just can't get her out of my mind
And when I sleep I visualise her.
I saw her in the pub. I met her later at the night-club.
A mutual friend introduced us.
We talked about the noise
And how it's hard to hear your own voice
Above the beat and the sub-bass*.
We talked and talked for hours, we talked in the back of our friend's car
As we all went back to his place.

On our friend's settee She told me that she really liked me
And I said "cool, the feeling's mutual”.
We played old 45's. I said "it's like the soundtrack to our lives”
And she said "true, it's not unusual”.
Then privately we danced
But couldn't seem to keep our balance,
A drunken haze had come upon us.
We sank down to the floor and we sang
A song that I can't sing any more,
And then we kissed and fell unconscious.

I woke up the next day all alone but for a headache.
I stumbled out to find the bathroom.
But all I found was her wrapped around another lover.
No longer then is he our mutual friend.


* La stessa impossibilità di comunicare in mezzo alla cagnara discotecara più ignobile può essere volta a proprio vantaggio e divenire argomento di conversazione: un genio...
Il Giulio Tremonti che si indigna per le interferenze politiche nella vicenda Opel - che indubbiamente hanno avuto un grande peso nel far prevalere la cordata austro-russa - credevo fosse uno sconosciuto omonimo del nostro ministro dell'Economia, ma forse ha ragione Phastidio, deve essere un gemello...